ROMA CAPITALE. ANCHE DEL GRAND TOUR

Grand Tour Rome Italy

Roma è il baricentro immobile del Grand Tour per diversi secoli, ma il Caput Mundi, la Città santa del cattolicesimo – densa di reliquie pagane e cristiane – inizia un processo di laicizzazione nell’età moderna proprio grazie al contributo di viandanti cosmopoliti che vi giungono senza alcuna inibizione, apportando nuove convenzioni confessionali e ideologiche.
A intraprendere il viaggio sono certamente più numerosi gli inglesi e – per questa ragione – sono loro a costruire il primo “codice” del Tour, stabilendo le finalità didattiche di questo “cursus honorum”, tracciando gli itinerari e fissando le mète obbligate.
Da parte sua Francis Bacon in Of Travel (1615) dà un contributo essenziale perché il viaggio d’istruzione s’imponga come esperienza indispensabile per un giovane che ambisce ad assumere un ruolo dominante nella società del suo tempo, che trova in Thomas Hoby, William Thomas, Fynes Morison Thomas Coryat degli autentici pionieri.

Sulla loro scia, grazie alle loro pagine, un numero crescente di connazionali attraversano la Manica per visitare l’Italia, giungendo via mare da Marsiglia o da Nizza: di qui procedono con una feluca a Genova, o giungono direttamente a Livorno per fermarsi a Firenze e girare la Toscana. Altri sbarcano a Civitavecchia – il porto dello Stato pontificio più prossimo a Roma – e di qui si spingono fino a Napoli.
Chi proviene dal continente attraversa le Alpi e valica il Moncenisio: se proviene da Lione si ferma a Torino e a Milano. Se proviene da Monaco, Dresda, Vienna o Praga passa il Brennero e incontra Verona, da dove raggiunge Padova e Venezia. Le vie d’acqua sono meno usuali, ma spesso è attraverso il Po che si giunge a Ferrara e a Ravenna.

L’itinerario classico prevede che si discenda (o si risalga) la Penisola fendendo la dorsale appenninica, da Bologna a Firenze o, sul versante Adriatico, passando per Ancona e Loreto, il cui santuario è uno dei luoghi più battuti a causa della devozione mariana. Dopo Radicofani (passo appenninico descritto con enfasi da molti viaggiatori) inizia la discesa verso Roma.
Il soggiorno romano commuove il più flemmatico dei viaggiatori, la malia di Venezia l’intenerisce, le collezioni artistiche di Firenze lo stordiscono, Napoli lo ubriaca di sole e di mare. Dalla seconda metà del Settecento, preceduti da alcuni ardimentosi, molti intraprendono il viaggio in Sicilia: taluni per via di terra attraversando Puglia e Calabria, altri si imbarcano a Napoli e approdano a Palermo.

Gli itinerari si sfilacciano, si sovrappongono tra loro, mutano nel tempo a seconda della fortuna che ciascuna città, regione o contesto s’è conquistato nella cultura di provenienza del viaggiatore. Si viaggia su calessi, postali, carrozze o a piedi, ci si ferma in locande o pensioni, si mangia in osterie, si viaggia in compagnia di mentori, di chaperon, di camerieri o anche da soli. Ci si serve di passaporti e salvacondotti per attraversare le numerose frontiere della Penisola, frantumata in Stati e staterelli. Muovendo su strade polverose o fangose, non prive di pericoli: i banditi sono un imprevisto di cui i viaggiatori sono ben consapevoli.