EREDITÀ CULTURALE

Ritratto di Goethe

L’importanza di Goethe nel XIX secolo fu enorme. Per molti aspetti, fu l’iniziatore di molti concetti e idee che sarebbero col tempo divenuti familiari a tutti. Goethe produsse volumi di poesia, saggi, critiche e lavori scientifici, inclusa una teoria sull’ottica e ricerche anticipatrici della teoria evolutiva e linguistica. Era affascinato dai minerali e dalla mineralogia (il minerale goethite prende nome da lui!). Come filosofo e scrittore fu una delle figure chiave della transizione dall’Illuminismo al Romanticismo.

La seguente lista di lavori chiave può dare il senso dell’impatto che la sua opera ha avuto sul suo tempo ed ha ancora nel nostro.

Il romanzo epistolare I dolori del giovane Werther, pubblicato nel 1774, narra una triste storia d’amore che si conclude con un suicidio. Goethe ammise di aver “ucciso il suo eroe per salvare sé stesso”. Il romanzo è tuttora in stampa in dozzine di lingue. Da quest’opera trae ispirazione Ugo Foscolo per il romanzo epistolare Ultime lettere di Jacopo Ortis.

Il poema epico Faust fu composto a intervalli, e pubblicato integralmente soltanto postumo. La prima parte fu pubblicata nel 1808 e suscitò grande impressione. La prima versione operistica musicata da Spohr apparve nel 1814, e divenne l’ispirazione per le opere di Charles Gounod, Hector Berlioz, Arrigo Boito e Ferruccio Busoni, i poemi sinfonici di Richard Wagner e Franz Liszt, Gustav Mahler, nonché per la cantata Scene del Faust di Robert Schumann. La trama essenziale del “vendersi l’anima al diavolo” in cambio di potere nel mondo terreno assunse importanza crescente e divenne una metafora del trionfo della tecnologia e della rivoluzione industriale con tutto il suo fardello di umane sofferenze. L’opera poetica di Goethe fu modello per un intero movimento poetico tedesco detto Innerlichkeit (introversione), rappresentato per esempio da Heine. Le opere di Goethe ispirarono molti compositori, fra i quali Mozart, Tomášek, Beethoven, Schubert e Wolf.

L’influenza di Goethe fu capitale perché capì la transizione e il mutamento della sensibilità europea, un aumentato interesse per la sensualità, l’indescrivibile e l’emozionale. Ciò non vuol dire che fosse iperemotivo o sensazionalista, al contrario: predicava la moderazione e percepiva l’eccesso come una malattia. “Non vi è nulla di peggiore dell’immaginazione senza gusto“. Argomentò che la legge scaturisce dalle profondità dello spirito di un popolo e dalla terra in cui vive, e che quindi anche le leggi più avvedute non possono sempre essere imposte dall’alto: una tesi che lo mise in opposizione diretta con coloro che cercavano di costruire monarchie “illuminate” basate su leggi “razionali”, per esempio Giuseppe II d’Austria o, più tardi, Napoleone imperatore dei francesi.
Questa sensibilità avrebbe col tempo costituito la base delle rivoluzioni liberali del XIX secolo. Ciò lo rende, insieme con Adam Smith, Thomas Jefferson, Ralph Waldo Emerson e Ludwig van Beethoven, una figura fondamentale dei due mondi culturali, dell’illuminismo come del romanticismo: da un lato, seguace del gusto, dell’ordine e del dettaglio cesellato che è il marchio di fabbrica dell’età dei Lumi e del periodo neoclassico in architettura, dall’altro, volto alla ricerca di una personale e intuitiva forma di espressione.

Tra i grandi eredi della scrittura e del pensiero goethiano nella letteratura tedesca dell’Ottocento va citato senz’altro Friedrich Nietzsche.
Per il Novecento, il romanziere Thomas Mann e il poligrafo Ernst Jünger.

Goethe scienziato

Come già accennato, Goethe era animato anche da profondi interessi di natura scientifica, riguardanti in particolare la morfologia, la botanica, la zoologia, la mineralogia, la meteorologia, l’ottica, che egli indagò con un suo metodo peculiare, contrapposto a quello tradizionale della scienza newtoniana, da lui giudicata astratta e unilaterale, pervenendo tra l’altro a scoperte anatomiche di una certa rilevanza come quella dell’osso intermascellare.

Lo spettro luminoso, dalla Teoria dei colori: Goethe osservò che facendo passare un raggio attraverso un prisma i colori sorgevano solo lungo i bordi tra la luce e il buio, e lo spettro si verificava quando i bordi colorati si sovrapponevano.
La natura per Goethe va indagata nel suo divenire, a partire dalle idee archetipe originarie (urphänomen) di cui è intessuta, e che si evolvono progressivamente come un organismo manifestandosi nella concretezza dei fenomeni particolari: tali sono ad esempio l’idea della pianta-tipo illustrato nella Metamorfosi delle piante, che genera l’infinità varietà e molteplicità degli organismi vegetali a seconda delle differenti condizioni ambientali in cui si imbatte; oppure la luce, che incontrandosi con i fenomeni dell’oscurità dà luogo alla varietà dei colori percepibili ordinariamente col senso della vista.

La convinzione che sia l’idea a operare nei fenomeni, e non la materia o gli atomi, lo portò a scontrarsi con la mentalità del mondo scientifico del suo tempo, che non ammetteva che un poeta potesse essere considerato uno scienziato. La distanza che separò Goethe dalla scienza moderna, di stampo newtoniano, fu rimarcata da Gottfried Benn con le seguenti parole:

«Da Omero a Goethe c’è un’ora sola, da Goethe a oggi ventiquattro ore, ventiquattro ore di trasformazione». (Gottfried Benn, Doppia vita, Sugar, 1967).
Goethe non vedeva alcuna incompatibilità tra arte e scienza, ritenendo anzi che quest’ultima fosse «uscita dalla poesia»: entrambe le discipline, infatti, si propongono di rivelare in forma più compiuta e comprensibile quei modelli e archetipi che si nascondono alla percezione dei sensi, e possono essere dischiusi dallo scienziato solo mediante un’osservazione attiva, cioè una disposizione d’animo intuitiva che normalmente si attribuirebbe all’artista.

Il metodo della scienza goethiana verrà accolto e integrato nella disciplina spirituale dell’antroposofia fondata agli inizi del Novecento da Rudolf Steiner, il quale sosterrà che Goethe aveva raggiunto «concezioni fondamentali per la scienza dell’organico che hanno la stessa importanza delle leggi fondamentali di Galileo per quella dell’inorganico».