Carnevale romano: una festa di popolo

Carnevale Romano

IL CARNEVALE DI ROMA, DAL MEDIOEVO AI TEMPI DI GOETHE

Johann Wolfgang Goethe vive a Roma nel 1787 la perturbante esperienza del Carnevale: la festa metropolitana che – con i suoi eccessi e la sua sfrenatezza – attira da tempo visitatori e curiosi da ogni parte d’Europa. Dapprima irritato dalla calca, la confusione e il frastuono di una cultura estranea al suo temperamento e alla sua matrice protestante, il poeta tedesco si pone la sfida di una rappresentazione letteraria del Carnevale che renda conto del suo proteiforme accadere e ne riveli i significati profondi, connessi alla stessa natura dell’uomo.

Il Carnevale di Roma non è precisamente una festa che si offre al popolo, ma una festa che il popolo offre a se stesso

Con queste parole Goethe definisce la particolarità dei festeggiamenti del carnevale romano, che colpiva sempre molto profondamente tutti gli stranieri che assistevano a questi giorni di follia, anche da semplici spettatori, cogliendo appieno il carattere più speciale di questa festa caratterizzata da una fortissima partecipazione popolare.

Il Carnevale era un evento molto atteso: era il tempo della festa, dello spettacolo, del teatro, ma soprattutto del sovvertimento dell’ordine sociale; era il tempo in cui ci si poteva dimenticare della miseria e della crudeltà della vita e ci si poteva prendere gioco di tutto e tutti. Migliaia di persone dalle più svariate estrazioni sociali si mescolavano indistintamente per le strade dando vita a quella trasgressione carnevalesca che ogni anno bandi e avvisi papali tentavano di regimentare.

Fino alla metà del quattrocento circa i festeggiamenti si svolgevano sul Monte Testaccio, considerato secondo un’antica leggenda, il luogo originario della città. Fu Papa Paolo II, nel 1466, a trasferire il carnevale dai prati di Testaccio alla Via Lata (che poi si chiamerà del Corso proprio a causa di uno degli eventi del Carnevale: la corsa dei berberi) che rimarrà fino alla metà dell’Ottocento il luogo centrale del carnevale romano.
I festeggiamenti del Carnevale si concentravano nella settimana precedente l’inizio della quaresima e avevano un cerimoniale preciso e ben scandito da eventi e feste spontanee ma che seguivano un ordine fisso. L’inizio era dato dal corteo ufficiale delle autorità e delle maschere lungo la via Lata, trasformando di fatto la strada in un teatro all’aperto che permetteva di ammirare teatrini improvvisati e maschere tradizionali ma anche ispirate alla vita quotidiana.
Nei giorni successivi si svolgeva l’attesissima corsa dei berberi, cavalli di origine nord africana, che venivano lanciati in corsa sfrenata da Piazza del Popolo fino a Piazza Venezia. Per l’occasione venivano realizzati lungo la strada palchi e tribune, riccamente addobbate, mentre balconi e finestre venivano affittate a chi volesse godere di questo spettacolo.

A partire dal Settecento compare la tradizione dei “moccoletti”, destinata a sancire la fine del carnevale e l’inizio della quaresima. Il martedì grasso infatti ciascuno si muniva di un “moccolo”, ovvero una candela racchiusa in un paralume di carta, e doveva cercare di spegnere quello degli altri. Chi rimaneva senza moccolo era sottoposto ad ingiurie di ogni tipo, cui non poteva reagire e spesso i festeggiamenti finivano in rissa. Le autorità papali cercarono ben presto di stabilire un preciso orario per la fine dei festeggiamenti del carnevale anche a causa della presenza, il mercoledì delle ceneri, di persone ubriache e malconce che affollavano le chiese.

Il Carnevale a Roma perse il suo spirito dopo il 1870. Cominciarono a scomparire le tradizioni che avevano reso unico questo spettacolo e nel 1882 venne definitivamente abolita la corsa dei cavalli berberi, fino ad allora vero e proprio simbolo dei festeggiamenti carnevaleschi.


CARNEVALE ROMANO 2017

Con tradizioni, spettacoli e tanto divertimento, torna a Roma l’appuntamento con il Carnevale Romano.
Maschere, travestimenti, giochi di luce, festeggiamenti e tanto divertimento invaderanno il centro, per la grande festa che riproporrà, in chiave moderna, quelli che erano i festeggiamenti del Carnevale di Roma.

Per oltre una settimana via del Corso, piazza del Popolo, piazza di Spagna e piazza Navona si trasformeranno in teatri a cielo aperto con clown, personaggi bizzarri o con celebri maschere come Arlecchino, Colombina e Pulcinella.

Nato nel Medioevo, il Carnevale Romano ha tuttavia la sua massima esplosione dopo l’elezione di Papa Paolo II, il quale, dopo il trasferimento della residenza pontificia a Palazzo Venezia, concentra nel centro storico ed in particolare nella Via Lata (attuale Via del Corso), la maggior parte dei festeggiamenti carnevaleschi.

Fino al 1870, nella Roma papalina il Carnevale è stato un appuntamento molto atteso dai romani e vissuto con grande partecipazione come il solo momento per dimenticare una vita dura, colma di miseria e privazioni. “Re per un giorno” il popolo diventava protagonista dimenticando le rigide regole quotidiane e riversandosi nelle strade con licenza di divertimento. Ogni ordine sociale era sovvertito ed ogni scherzo era concesso in quei giorni di temporanea follia collettiva.

Per l’occasione via del Corso si trasformava in un teatro all’aperto dove alle maschere tradizionali si aggregavano costumi tratti dalla vita quotidiana: “il medico”, “il brigante”, “il nobile decaduto”. Piazza del Popolo era invece il punto di partenza per una sfrenata corsa nelle vie della città dei cavalli di origine nord-africana, i berberi.

I luoghi del Carnevale nell’Urbe erano soprattutto Piazza Navona, dove venivano organizzate rappresentazioni ludiche e fuochi d’artificio, Piazza del Popolo, luogo di partenza dell’avvenimento più importante del Carnevale, la corsa dei Bèrberi, Via del Corso, lungo la quale si svolgeva la corsa che si concludeva a Piazza Venezia.

Da non perdere la storica Sfilata in Maschera di Via Tiburtina. il corteo di oltre un chilometro con tanti carri e gruppi in maschera. Uno spettacolo con le antiche e nuove maschere della tradizione: Tiburtello, la Bella romanina, Rugantino, il dott. Gambalunga e tanti altri.


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